SBAM, quando la birra incontra il sociale

Sull’etichetta della birra Notturna, una strong ale, c’è il disegno di un barbagianni, un animale notturno di enorme bellezza, prezioso per l’ecosistema dell’Alta Murgia, protagonista di leggende piene di mistero e paura. Allo stesso modo – si legge sul retro della bottiglia – le persone con disabilità psichiche vengono viste come qualcosa che fa paura, da non avvicinare. Ma oltre il mistero c’è una realtà vera e bella, utile ed eccezionale, capace di cambiare un’intera vita.
In queste parole è racchiusa una mission che parla di artigianalità, inclusione sociale e aggregazione. Ma anche di territorio. Di rete. Tutto questo porta un nome, SBAM, acronimo di Social Brewery Alta Murgia ma anche un suono onomatopeico che rispecchia la determinazione e la voglia di non fermarsi davanti a niente.
Obiettivo, valorizzare il territorio, promuovere la cultura della birra e allo stesso tempo favorire l’accesso al lavoro alle persone con disabilità psichiche grazie al loro coinvolgimento nell’attività produttiva.

SBAM è un birrificio con sede a Poggiorsini nato alla fine del 2017 dal progetto “A tutta birra”, proposto sul bando del GAL “Murgia Più”, e da una sinergia tra cooperative sociali, “Campo dei Miracoli” che si prefigge come scopo principale l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati, e ”Questa città” che opera nel settore della riabilitazione psichiatrica a Gravina, Andria, Spinazzola, Trani e Poggiorsini.
“Volevamo realizzare attraverso un prodotto vendibile sul mercato una possibilità di lavoro per persone che altrimenti non avrebbero accesso all’attività lavorativa, persone con difficoltà di tipo psichiatrica – spiega Saverio Marvulli, componente del Cda delle due cooperative – Il lavoro, in questi soggetti, porta a notevoli vantaggi come l’inserimento nel contesto sociale, la riduzione dei farmaci, l’autostima, delle regole e migliori rapporti sociali e familiari”.
Campo dei Miracoli per 12 anni ha gestito anche la mensa della Casa circondariale di Trani per poi essere fautore di un progetto nato nel 2007 all’interno del carcere che vede i detenuti impegnati in un’attività lavorativa davvero particolare, la realizzazione di taralli, poi imbustati e messi sul mercato. Il ricavato è destinato ai detenuti e alle loro famiglie.
“Dopo aver vinto il bando – continua Marvulli – con l’appoggio del Comune, abbiamo selezionato dodici utenti, raccordato la progettazione con il dipartimento di Psicologia dell’Università di Bari, stretto una collaborazione con Asl Bat, Asl Bari e Parco dell’Alta Murgia. Abbiamo quindi tenuto un corso di formazione durato otto mesi per creare un gruppo di persone che avesse voglia di mettersi in gioco. In Puglia – conclude – siamo una delle pochissime realtà uscita dall’attività laboratoriale che si è affacciata sul mercato scommettendo su quella che è la possibilità di vendere per autosostenersi”.

Salvatore Loglisci presidente della Cooperativa sociale “Campo dei Miracoli“ si augura di “coinvolgere e assumere tutti coloro che hanno superato la fase di formazione, per non far venir meno il loro entusiasmo, anche solo con un part time”. “Il corso – aggiunge – ha previsto, nella fase iniziale, la presenza di psicologi e operatori sociali. Tra i temi affrontati, il funzionamento di un’azienda, la sicurezza sul posto di lavoro, la storia della birra per poi passare alla parte pratica, oltre alla produzione anche la vendita e la promozione del prodotto. Il monitoraggio è costante ma il nostro obiettivo è quello di renderli completamente autonomi nel lavoro”.

In sala cottura, c’è il mastro birraio Vincenzo Capozzo, esperto del mondo brassicolo e relatore Unionbirrai. Spiega la produzione della birra in un percorso che parte dal magazzino delle materie prime contenente le diverse qualità di malto d’orzo che poi daranno colore e sapore alla birra, prosegue nel mulino, nel tino di miscela dove il malto macinato viene mescolato all’acqua, nel tino filtro che separa la parte dei cereali dal mosto per ritornare nel primo tino dove viene portato a ebollizione fino almeno a 100 gradi. Quindi l’aggiunta di luppolo, principalmente proveniente da Australia, America – il più famoso, il Cascade, dall’aroma floreale, speziato, agrumato – dall’Europa, in particolare da Germania, Belgio, Slovenia, Rep. Ceca, Inghilterra, e anche, seppur in minore quantità, dall’Italia. A fine bollitura il passaggio in un tino “whirlpool” dove rimane a “vorticare” per 45 minuti e quindi la filtrazione, il raffreddamento del mosto e la fermentazione con l’aggiunta del lievito. “Tempo e temperatura controllata – spiega Vincenzo – sono gli unici strumenti che utilizziamo per pulire il prodotto”. Si crea, infine, il volume di gas in una seconda fermentazione in bottiglia, a seconda del tipo di prodotto che si vuole ottenere. Faie successive l’imbottigliamento e l’etichettatura.

Sulla bottiglia della Tenace, una session apa, una volpe, un animale schivo e selvatico, simbolo di tenacia e intelligenza. “Indiscussa protagonista dei tramonti dell’Alta Murgia – si legge sul retro – la volpe non teme chi sa comprenderla e rispettarla. Il lavoro e la creazione di ambienti sociali possono cambiare la vita di ogni singola persona, che seppure si nasconda timida nella sua tana è capace di essere straordinaria come una volpe”.
Sulla Assolata, una golden ale, un ramarro. Al sorgere del sole questi rettili escono dai loro rifugi. Sono animali assai bizzarri, con squame colorate e brillanti. Agili e temerari, sono i re dei prati dell’Alta Murgia, mimetizzati tra l’erba e i muretti a secco. Piccoli, ma non indifesi. Un ramarro è un vero guerriero, così come ogni socio in cooperativa è una personalità da incentivare e valorizzare.

SBAM è sinonimo di determinazione, e tenacia. Lo dice il suono, lo dice la birra Tenace. Lo dice la voglia di fare rete con altre realtà artigianali del territorio. E lo dicono anche “I Tenaci” – non potevano chiamarsi altrimenti – nati dalla collaborazione con il laboratorio artigianale Genghi’s – Apulians do it better di Acquaviva delle Fonti, taralli preparati con le trebbie di birra che sono il residuo più importante dell’estrazione a caldo dell’orzo germinato, ricche di proteine e povere di zuccheri. Un prodotto di scarto che diventa così nuova materia prima. Obiettivo ambizioso di SBAM, infatti, è proprio quello di recuperare qualsiasi tipo di scarto e reintrodurlo nel ciclo di produzione di altre eccellenze della zona.
Taralli che ben si sposano con un altro prodotto d’eccezione, la conserva di cipolla rossa d’Acquaviva prodotta dalla Dolceria Sapone. E se vi manca il Natale birra e… panettone di Ferragosto, quello salato con capperi, acciughe e grana padano di Eustachio Sapone, campione per il Panettone più buono d’Italia del 2017.

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